Aquile Randagie

Ho potato dei rosai nel mio giardino del Kenia, il che non è un’occupazione di primaria importanza in tempo di guerra. Non ne sono orgoglioso (…). Ma è la sola attività all’aria aperta che mi ha permesso il medico (aveva ottantuno anni!). Alcuni li avevo potati troppo e temevo di averli fatti morire. Ma non fu così. Fiorirono meglio degli altri (…). La guerra ha potato il nostro movimento togliendogli capi e rovers (…). In altri paesi la potatura è stata ancor più radicale. In certi casi i nazi-fascisti hanno tagliato i movimenti fino alla radice ed hanno tentato di sostituirli con altre piante, quali la gioventù hitleriana ed i balilla.

Ma le radici esistono ancora!

Quando la primavera della pace tornerà, per la bontà di Dio, le piante produrranno nuovi polloni, – tanto più forti e più numerosi, quanto più esse saranno state messe alla prova”.

B.P.